Fine notte in note

pubblicato il 10 September 2006 alle 04:05

Le passanti.
Le acciughe (prima di essere mangiate) fanno il pallone.
Memorie di una testa tagliata.
E altro.

Un basso e due chitarre. Ci siamo ancora.

The night rejoices profound and still. 4:26.10.IX.2006

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Ascanio fabulista

pubblicato il 1 September 2006 alle 23:48

Un celestino dalla barba demoniaca oramai e con tanti chili in meno, da quando mi raccontò delle fosse ardeatine , come fossero a riportarne i miei nonni mai avuti da Trastevere, sale sul palco sotto le mura della cittadella sarzanina e inizia a sgranocchiarci la fiaba della sua avventura creativa.
Divulgandola per fiabe. Una favola dentro l’altra.
Gli albori son sempre quelli che mi inteneriscono di più. Adesso non pretendiate la stessa bravura nel resoconto, ma un piccolo assaggio di questi albori evo
tentare di trasmettervelo.

Son anni e anni fa che nelle scuole l’Ascanio iniziò proponendo un laboratorio basato sulla favola interrotta, alla quale dare un finale. E lì gli insegnanti terminavano sempre con finali così così, dove vincevano e stavan bene tutti alla fin fine. Mentre dai bambini nasceva la creatività più spinta.
Quindi c’erano questi due personaggi uno ciccione e l’altro magro che finiscono nella caverna di Ciecafumo, dopo essersi persi nel bosco e aver patito la fame. Lì trovano le gigantesche provviste del ciclope, che prende nome da un angoletto vicino cinecittà dove gira il tramvai… altro che Polifemo. In ogni caso il ciclope torna e i due si son mangiato tutto, quindi per vendetta mangia il più grasso. Poi serra tutte le pecore del suo gregge nella caverna e la chiude con un masso enoooorme. Quello più magro, che se la scampa, ha per caso con sè una bottiglia di vino magico, che chiunque ne beva una goccia cade in coma addormentato. Sicchè la propone al ciclope Ciecafumo, instillando il dubbio di non poter mangiare senza seguire con una bella sorsata di vino (“che vòi murà a secco?” come dice la nonna di Ascanio).
Il ciclope beve e cade addormentato. Così, diciamo pollicino, si scuoia una pecora del gregge e si traveste con la lana, buttandosi in mezzo al gregge.

In più prende lo spiedino gigante su cui era stata cotta la salsiccia grossa come un maiale e infilza l’occhio di Ciecafumo. Questo si alza e bestemmia in tutte le lingue del mondo, nuove, vecchie, morte, resuscitate apposta, per usarle di nuovo a bestemmiare, ma non trova pollicino.
Alchè dopo un giorno le pecore devon uscire a bere e lui le fa uscire tastandone una a una per scovare l’intruso. Ma pollicino la scampa e una volta fuori, si libera dalla pelle e dileggia il gigante cieco per quanto era stato furbo a scappare dalle sue grinfie. Quindi il ciclope non potendolo vedere e riconoscendo la
sua astuzia, gli regala un anello. Se lo leva dal dito e lo lancia in direzione di pollicino….

E qui si ferma la storia. Seguono i finali più interessanti riportati:

1. L’anello del ciclope è in realtà una lama rotante che sega in due parti uguali pollicino lasciandolo stecchito. Ciecafumo si avvicina e gli fa : “Ammazza che belle budella che c’hai pollicì!”. Fine.

2. L’anello in realtà è un anello magico che quando pollicino se lo mette lo attira verso il ciclope, ma quando è a un palmo da ciecafumo, dal bosco esce fuori un gigante giallo con tre capelli, che si chiama homer che glielo leva dal dito e se lo mangia credendo che sia una ciambella e così pollicino si salva.

3. vari finali lubrichi con ritorno di pollicino a casa, che poi va con le veline e le modelle e in ferrari …

4. (il più bello scritto dalla teppa della classe) L’anello del ciclope, che in realtà è gigante, cade proprio vicino pollicino, che se lo mette e ne fa un hula hop e gira fino a che l’hula hop non parte nel cielo e va a colpire la meteora dei cornuti* (vi giuro con l’asterisco). La meterora parte e cade sulla terra colpendo ciecafumo che si ritrova tutto annerito incenerito e dallo shock finisce nei bagni pubblici dei ciclopi, dove un ciclope col maldipancia era appena uscito, il che significa te saluto ciecafumo! Pollicino invece scappa inoltrandosi nel bosco, ma s’appiccica a una cacca di un cavallo ciclope gigantesca e non riesce più a staccarsi. Così va avanti per giorni nutrendosi dell’escremento, fino a che anche quello si secca e non riesce più a staccarne un pezzo, morendo così di fame.

  • la meteora dove ci abitano quelli che c’hanno la moglie e il marito che è andata con il marito e la moglie di un altro.

E così via. Continuando con un medley di tutti i suoi spettacoli più noti, fino all’ultimo ancora in gestazione, su “Pecora Nera”, storie riportate e allargate dalle testimonianze di lavoratori di call center, precari e presentati come veri e propri schiavi a cottimo, destinati a soddisfare le perversioni notturne dei maniaci telefonici, con sempre una bomba in tasca, che il padrone mette e cambia ogni tre mesi, al ticchettìo della quale si sono abituati, come chi abita a
Ciampino abituato a treni e aerei lowcost sempre in assordante partenza.

Paladino e studioso della tradizione orale. E figura molto importante per il teatro e la fabulistica, ripensando a quello che diceva Calvino delle fiabe [sue, italiane]:

le fiabe sono vere perché sono il catalogo dei destini che possono darsi a un uomo e a una donna soprattutto per la parte di vita che è il farsi di un destino: la giovinezza, dalla nascita che sovente porta in sé un auspicio o una condanna, il distacco dalla casa, alle prove per diventare adulto e poi maturo, per confermarsi come essere umano.