pubblicato il 31 August 2006 alle 20:00
Un pomeriggio in buona compagnia di un libro, qui, ha di certo giovato. Ho davanti la scenografia, ora vuota, della mia infanzia, a pochi metri, basta una nuotata e sarei di nuovo là. Ma preferisco godermela da qui, dal faro che sta di rimpetto, perchè vedo ancora tutto muoversi, tutti i colori, le tende, gli schizzi e i bambini avanti e indietro su quegli scogli. Vederlo da qui, come non mi ero mai visto: sembra tutto ancora vivo.
Era un mondo limitato nello spazio, perchè c’erano quella piattaforma di cemento e una striscia di scogli. Limitato nel tempo, perchè si era subito lì, non si muoveva quasi la barca. Le giornate però passavano lunghe e quiete. Poi anche qualche notte a star svegli col pensiero che i topi nuotassero da terra e venissero a mangiarci i piedi, che sbucavan da sotto l’asciugamano. Ma te li immagini i topi coi baffi luccicanti, che fanno la traversata al chiaro di luna?
Risate! Come quando passavano i barconi dei signori e da quei tendaggi traballanti, con sotto grandi pentole di pastasciutta e gamberetti appena presi, si alzava il grido di “O ZINGRIIII !” nel più paradossale dei ribaltamenti della realtà. Ma che signori che si era! Avevamo tutto, ci bastava quello.
Al tramonto, con questo faro verde che lascia il segno ogni volta, come quando fu pitturato di fresco e ci macchiò i vestiti, oppure adesso che la schiena ad appoggiarmi, ha su impressa la forma delle mattonelline. E’ un desiderio quello di restar segnati e di portare con sè quel mondo dalle meccaniche semplici, ridotto e sicuro, che non c’è più.
pubblicato il 26 August 2006 alle 23:44
Preso spunto da una passeggiata di ieri notte per le vie del centro a Spezia. Proprio nella piazzetta più nuova, davanti al neonato museo d’arte contemporanea, che sì tanto lustro darebbe alla nostra cittade, mesi or sono apriva una libreria Mondadori. Nemmeno il tempo di entrare almeno una voltra, che già la trovo chiusa e svuotata. Ma non dalle troppe vendite, tutto l’opposto: manifesto fallimento nelle vendite. Che meno soldi vadano in tasca al Berlusca poco mi giova, nel riflettere sul fatto che il fallimento di una libreria nuova in città è l’indice drastico di una discesa nell’appiatimento culturale. Insomma, una conferma, ma sempre cocente.
Allora in un dialogo telematico con Mattia mi sgorga l’idea di una futuribile conferenza d’agricoltura. Sì, perchè lui propone il metodo di una coltivazione personale del proprio orto privato di interessi. Più una questione di amor proprio, inteso come amore della propria persona, che nasce allora dal coltivare a poco a poco i giovamenti altri della vita. Personalmente. Privatamente. Anche se l’ortus non puo’ essere conclusus alla maniera medievale, trattandosi di piccolo orto che debba diventare ettari ed ettari di coltivazione. Seminare sul cemento si diceva l’altro giorno, sempre sul tema. Quindi ci ritroviamo ancora in questa metafora campestre ed agraria, da buoni campagnoli. Allora perchè non pensar a questa bella conferenza di agraria, con suggerimenti sulla potatura ( sfrangiare il superfluo), la semina, il raccolto, la concimazione. Fatta da veri esperti e da amatori, ma che già si cimentano, mentre il pubblico invitato lascia appassire i propri campi, o ha terreni incolti e duri o non ha più terra affatto. La tradizione del contadino ci aiuti a migliorare.