Dillinger è morto: il prologo

pubblicato il 24 February 2006 alle 16:08

L’isolamento in una camera che non debba comunicare con l’esterno perchè piena di un’atmosfera mortale una camera, quindi, dove per sopravvivere è necessario portare una maschera: ricorda molto le condizioni di vita dell’uomo contemporaneo.

(di questi oggetti non ne voglio disegnare più)

Certo non si puo’ riflettere su questo mitico uomo ad una dimensione, senza dover, purtroppo, analizzare tutte le caratteristiche della nostra società industriale. Però una metafora efficace puo’ essere molto suggestiva, puo’ chiarire anche conseguenze estreme di cui non si parli espressamente, che restino appunto implicite.

Per esempio il fatto di sapere di dover portare la maschera, non da un senso d’angoscia? L’introiezione di questi bisogni ossessivi e allucinatori, non da come risultato l’adattamento alla realtà, ma la mimesi la massificazione, l’annullamento dell’individualità.
L’individuo trasferisce il mondo esterno all’esterno. Vi è un’identificazione immediata dell’individuo nella società, come un tutto identico.

I bisogni per la sopravvivenza fisica sono risolti proprio dalla produzione industriale, che propone adesso come altrettanto necessari il bisogno di rilassarsi, di divertirsi, di comportarsi, di consumare in accordo coi modelli pubblicitari, che rendono appunto manifesti, i desideri che ognuno puo’ provare.

La Rosa Bianca - Sophie Scholl

pubblicato il 3 February 2006 alle 19:23

Sophie Scholl Finalmente (son ripetitivo, lo so) riesco a strappare alle sale questo film a lungo atteso, in terza proiezione. L’anno scorso vinse miglior attrice e miglior regia al festival di Berlino: spero ardentemente che non sia passato inosservato sotto i vostri nasi.

La trama si rifa alle vicende storiche che videro catturati dalla gestapo alcuni studenti di Monaco con
l’accusa di alto tradimento contro la grande germania nazista e istigazione alla diserzione.
Questo quanto passò alla storia. Alla pellicola resta il compito di comunicare molto di più, con sentimento, trasporto e una dignità senza misura. La dignità che si dovrebbe mantenere in ogni momento. La coerenza con sè stessi, ma soprattutto con la propria coscienza.
Innanzitutto quindi, un esempio lucido da ammirare, senza molti romanticismi o idealismi, che rendono facile accativarsi il pubblico.

In effetti la 22enne attrice, sa come conquistarvi, ve lo assicuro. Per me la scena migliore, girata con un’accortezza incredibile nel tacere su quanto c’aspetta nelle stanze, è l’accesso ad una stanza di galera, dove ti aspettano solamente qualche foglio e una penna. E poi un urlo, l’unico di tutto il film (“non ho 99 giorni come tutti”).
Anche quell’urlo, compìto, caratteristica che si ritrova in tutti i comportamenti del film.
Concentrarsi nel suo sguardo sulle cose… vetrate, finestre, luce innanzitutto e anche in quello
il gioco di montaggio e riprese è fondamentale e ben fatto.

Al di sopra di tutto, il valore particolare del film, secondo me, sta nel suscitare uno sdegno talmente forte, che comprendiamo quanto sia importante al giorno d’oggi, scendere lì giù in piazza e poter distribuire anche un foglio con scritte le nostre idee. Davvero, m’ha fatto apprezzare tutto questo. M’ha fatto capire che quello è una conquista della libertà, quello è il fondamento della libertà di espressione. E c’è gente che è morta “solo” per un volantino (“La parola solo non è contemplata nella germania nazista”) .
Il nazismo, non prevedeva alternative. Capirete come non era ammissibile essere neppure a-politici, oltrechè non poter avere idee proprie sul futuro della nazione.

La contraddizione con cui ci possono uccidere è renderci colpevoli: quando il nostro aver a cuore il proprio popolo, viene ribaltato in atto sovversivo, perchè il benessere del popolo è ritenuto assicurato da un’unica idea e da un’unica persona, nei quali avere una fiducia cieca, da paraocchi, da adoratori prostrati.
La satira e la convinzione ferrea nei propri principi invece, vanno eliminati, perchè minano le fondamenta del dispotismo. Avrete capito che non sto parlando di Hitler per fortuna (anzi purtroppo),
ma sto parlando dei giorni nostri e del signor Berlusconi. E il fatto di avere questo spazio su cui digitarlo, mi da un sollievo ancora ancora, molto caldo.Speriamo che la gente si svegli.
Certo vedersi ‘sto film, contribuirebbe in maniera sostanziale.

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