IL FRITTO GLOBALE

pubblicato il 22 December 2005 alle 15:06

Ai tempi di quando andavo a scuola si facevano le recite e le gite assieme. Coi genitori di tutti. Se un alunno, anche solo per un anno veniva da un’altra città, magari diventando amici, lo si poteva poi andare a trovare. Anni dopo, potevi visitarti una città diversa dalla tua, ospitato da persone del posto.

OGGI I BAMBINI NELLE SCUOLE HANNO LA POSSIBILITADI ANDARE A TROVARE I LORO COMPAGNI A PECHINO, SANTODOMINGO ETc ETC UN DOMANI. E INVECE SI FANNO LE CLASSI SEPARATE: ITALIANI DA UNA PARTE E RESTO DEL MONDO DALL’ALTRA!!

Io vorrei che mio figlio mi portasse a trovare il compagno delle elementari in cina, quando capita che torni in patria. Oh ma ci rendiamo conto che possibilità da il mondo di oggi?! Il fritto che da sempre ci opprime, animerà le feste di compleanno multietniche e le famiglie ceneranno a casa di uno e dell’altro scambiandosi i segreti sul miglior olio e sulla cottura.

NOMADISMO vs SEDENTARIETA’

pubblicato il 22 December 2005 alle 15:05

NOMADISMO vs SEDENTARIETA

Voglio riscoprire lo stupore del bambino che uscendo di casa, al posto del solito spiazzo trova il tendone di un circo, arrivato nottetempo. Lo spiazzo è sempre stato lì, da sempre immutato nella memoria, ma da adesso è ingombro di una tenda multicolore che contiene la rappresentazione della vita (il circo è la genesi del teatro e del cinema). Il bambino è sia inglobato dalla meraviglia di suoni ed emozioni che stanno dentro, sia dalla novità rappresentata dal cambiamento del luogo in questione.
L’indomani il circo sparisce.
Lo spiazzo ritorna quello di sempre, ma nella perdita di quello che era il tendone, si diventa serenamente consapevoli che la vita è anche perdita. Serenamente si scopre quanto c’è rimasto di
quel cambiamento.
Questo è il nomade, è il suo mondo: vivere sapendo che nella perdita c’è ricchezza. Non ha vincoli, nè proprietà recintate da difendere. Non si incazza se gli hanno rubato il gippone o non riesce a scaricare le ultime suonerie per il nokia. Noi abbiamo perso la capacità di accettare la perdita di quel circo, in realtà nient’altro che una grande tenda da nomade.

Artestesso

pubblicato il 8 December 2005 alle 01:58

Ho avuto modo di riflettere sull’arte e le sue svariate emanazioni di recente. Nel costante tentativo di definizione dell’indefinibile o nell’accostarsi a questa o quella “teoria”, ho trovato molto adatta una considerazione, suscitata dal presentarsi di fronte ad un’opera o nell’essere investiti da suoni: l’arte è sicuramente individuabile in un meccanismo di autoconoscenza.
Tutto ciò che vediamo in un’opera (non sempre, in quelle che colpiscono la sensibilità personale), è tanto efficace quanto più svela noi stessi. L’artista stesso, maturando, come dice prof. J.Bononi, non fa altro che grattare il retro di uno specchio che all’inizio lo riflette, lo fa perdere nel sè; diminuendo l’argento retrostante quel vetro diventa finestra e apre la visione sul tutto. Si apre tutto. Il fruitore dell’opera sensibile, prova la stessa emozione “linkandosi” direttamente col creatore in una complicità piacevole e rivelatoria. Ma non solo secondo me. Il fruitore vede anche sè stesso, sblocca rivelazioni che ha dentro e l’opera d’arte non è altro che il veicolo per suscitarle.
L’arte che più mi intrippa è contemporaneamente contestualizzata, nel proprio periodo storico o negli stati d’animo di chi la crea e decontestualizzata, spesso in quanto non si ritrovano canoni tipici della cultura di provenienza. Mancanza di riferimenti e sensazione aliena sono i motori per allontanarsi, spiazzati, dal mondo consuetudinario e per avvicinarsi agli incubi o alle gioie che stanno dentro di noi.