Sacco di patate

pubblicato il 22 May 2007 alle 01:21

Oggi c’è di meglio; basta celebrare in pompa magna un’arte finta per soffocare la vera. Questo compito è assolto, nelle nazioni ben governate, dai corpi organizzati della Cultura. Quando s’installano i maestosi palchi della Cultura e piovono premi e decorazioni, mettetevi subito al sicuro: è poco probabile che l’arte sia da quelle parti. E anche se prima c’era ora non c’è più. Si è affrettata a cambiare aria. È allergica all’aria degli encomi collettivi. Certo che l’arte è per essenza riprovevole! e inutile! e antisociale, sovversiva, pericolosa! E quando non lo è, non è che moneta falsa, vuoto manichino, sacco di patate.

Jean Dubuffet

Camminando

pubblicato il 15 May 2007 alle 10:09

“Non c’è nulla oggi di più sovversivo, di più alternativo al modo di pensare e di agire che il camminare. In un mondo sovrastato dalla tecnica, camminare è il gesto più comune e quindi più umano; in un epoca in cui non più la velocità ma sempre più la fretta sembra diventata virtù, camminare è un atto di resistenza, uno scarto; adesso che vige l’appropriazione e l’apparenza, il camminare invita ad essere leggeri e a riscoprire la nostra interiorità; nel pensiero oggi dominante in cui la ragione è un mezzo che tutto calcola e misura per raggiungere determinati fini, il camminare abbatte questa scissione: insieme mezzo e fine, viaggio e meta. Come sapevano gli antichi Greci cammina solo chi è libero, e proprio per questo si espone ai rischi: i rischi della libertà”.

Adriano Labbucci

SOLITUDINE

pubblicato il 23 October 2006 alle 20:25

L’unico status mentale, spirituale e talvolta necessariamente fisico, in cui si riesce ad ottenere un contatto con l’assoluto, dentro di sè o fuori di se stessi.
Intendo la solitudine come scelta, non l’isolamento che è sinonimo di abbandono e quindi di una scelta operata dagli altri.
Personalmente mi considero una minoranza di uno e spesso trovo nella solitudine il modo migliore, forse l’unico, per preservarmi da attacchi esterni tesi anche inconsapevolmente ad interrompere il filo dei pensieri o a disturbare le sempre più rare vertigini di qualche sogno.
Aggiungo che riuscendo a vivere in solitudine, se ci si esime dall’essere condizionati dal ronzio collettivo, ci si esenta anche dal condizionare gli altri.

Fabrizio de André

Ascanio fabulista

pubblicato il 1 September 2006 alle 23:48

Un celestino dalla barba demoniaca oramai e con tanti chili in meno, da quando mi raccontò delle fosse ardeatine , come fossero a riportarne i miei nonni mai avuti da Trastevere, sale sul palco sotto le mura della cittadella sarzanina e inizia a sgranocchiarci la fiaba della sua avventura creativa.
Divulgandola per fiabe. Una favola dentro l’altra.
Gli albori son sempre quelli che mi inteneriscono di più. Adesso non pretendiate la stessa bravura nel resoconto, ma un piccolo assaggio di questi albori evo
tentare di trasmettervelo.

Son anni e anni fa che nelle scuole l’Ascanio iniziò proponendo un laboratorio basato sulla favola interrotta, alla quale dare un finale. E lì gli insegnanti terminavano sempre con finali così così, dove vincevano e stavan bene tutti alla fin fine. Mentre dai bambini nasceva la creatività più spinta.
Quindi c’erano questi due personaggi uno ciccione e l’altro magro che finiscono nella caverna di Ciecafumo, dopo essersi persi nel bosco e aver patito la fame. Lì trovano le gigantesche provviste del ciclope, che prende nome da un angoletto vicino cinecittà dove gira il tramvai… altro che Polifemo. In ogni caso il ciclope torna e i due si son mangiato tutto, quindi per vendetta mangia il più grasso. Poi serra tutte le pecore del suo gregge nella caverna e la chiude con un masso enoooorme. Quello più magro, che se la scampa, ha per caso con sè una bottiglia di vino magico, che chiunque ne beva una goccia cade in coma addormentato. Sicchè la propone al ciclope Ciecafumo, instillando il dubbio di non poter mangiare senza seguire con una bella sorsata di vino (“che vòi murà a secco?” come dice la nonna di Ascanio).
Il ciclope beve e cade addormentato. Così, diciamo pollicino, si scuoia una pecora del gregge e si traveste con la lana, buttandosi in mezzo al gregge.

In più prende lo spiedino gigante su cui era stata cotta la salsiccia grossa come un maiale e infilza l’occhio di Ciecafumo. Questo si alza e bestemmia in tutte le lingue del mondo, nuove, vecchie, morte, resuscitate apposta, per usarle di nuovo a bestemmiare, ma non trova pollicino.
Alchè dopo un giorno le pecore devon uscire a bere e lui le fa uscire tastandone una a una per scovare l’intruso. Ma pollicino la scampa e una volta fuori, si libera dalla pelle e dileggia il gigante cieco per quanto era stato furbo a scappare dalle sue grinfie. Quindi il ciclope non potendolo vedere e riconoscendo la
sua astuzia, gli regala un anello. Se lo leva dal dito e lo lancia in direzione di pollicino….

E qui si ferma la storia. Seguono i finali più interessanti riportati:

1. L’anello del ciclope è in realtà una lama rotante che sega in due parti uguali pollicino lasciandolo stecchito. Ciecafumo si avvicina e gli fa : “Ammazza che belle budella che c’hai pollicì!”. Fine.

2. L’anello in realtà è un anello magico che quando pollicino se lo mette lo attira verso il ciclope, ma quando è a un palmo da ciecafumo, dal bosco esce fuori un gigante giallo con tre capelli, che si chiama homer che glielo leva dal dito e se lo mangia credendo che sia una ciambella e così pollicino si salva.

3. vari finali lubrichi con ritorno di pollicino a casa, che poi va con le veline e le modelle e in ferrari …

4. (il più bello scritto dalla teppa della classe) L’anello del ciclope, che in realtà è gigante, cade proprio vicino pollicino, che se lo mette e ne fa un hula hop e gira fino a che l’hula hop non parte nel cielo e va a colpire la meteora dei cornuti* (vi giuro con l’asterisco). La meterora parte e cade sulla terra colpendo ciecafumo che si ritrova tutto annerito incenerito e dallo shock finisce nei bagni pubblici dei ciclopi, dove un ciclope col maldipancia era appena uscito, il che significa te saluto ciecafumo! Pollicino invece scappa inoltrandosi nel bosco, ma s’appiccica a una cacca di un cavallo ciclope gigantesca e non riesce più a staccarsi. Così va avanti per giorni nutrendosi dell’escremento, fino a che anche quello si secca e non riesce più a staccarne un pezzo, morendo così di fame.

  • la meteora dove ci abitano quelli che c’hanno la moglie e il marito che è andata con il marito e la moglie di un altro.

E così via. Continuando con un medley di tutti i suoi spettacoli più noti, fino all’ultimo ancora in gestazione, su “Pecora Nera”, storie riportate e allargate dalle testimonianze di lavoratori di call center, precari e presentati come veri e propri schiavi a cottimo, destinati a soddisfare le perversioni notturne dei maniaci telefonici, con sempre una bomba in tasca, che il padrone mette e cambia ogni tre mesi, al ticchettìo della quale si sono abituati, come chi abita a
Ciampino abituato a treni e aerei lowcost sempre in assordante partenza.

Paladino e studioso della tradizione orale. E figura molto importante per il teatro e la fabulistica, ripensando a quello che diceva Calvino delle fiabe [sue, italiane]:

le fiabe sono vere perché sono il catalogo dei destini che possono darsi a un uomo e a una donna soprattutto per la parte di vita che è il farsi di un destino: la giovinezza, dalla nascita che sovente porta in sé un auspicio o una condanna, il distacco dalla casa, alle prove per diventare adulto e poi maturo, per confermarsi come essere umano.

Dillinger è morto: il prologo

pubblicato il 24 February 2006 alle 16:08

L’isolamento in una camera che non debba comunicare con l’esterno perchè piena di un’atmosfera mortale una camera, quindi, dove per sopravvivere è necessario portare una maschera: ricorda molto le condizioni di vita dell’uomo contemporaneo.

(di questi oggetti non ne voglio disegnare più)

Certo non si puo’ riflettere su questo mitico uomo ad una dimensione, senza dover, purtroppo, analizzare tutte le caratteristiche della nostra società industriale. Però una metafora efficace puo’ essere molto suggestiva, puo’ chiarire anche conseguenze estreme di cui non si parli espressamente, che restino appunto implicite.

Per esempio il fatto di sapere di dover portare la maschera, non da un senso d’angoscia? L’introiezione di questi bisogni ossessivi e allucinatori, non da come risultato l’adattamento alla realtà, ma la mimesi la massificazione, l’annullamento dell’individualità.
L’individuo trasferisce il mondo esterno all’esterno. Vi è un’identificazione immediata dell’individuo nella società, come un tutto identico.

I bisogni per la sopravvivenza fisica sono risolti proprio dalla produzione industriale, che propone adesso come altrettanto necessari il bisogno di rilassarsi, di divertirsi, di comportarsi, di consumare in accordo coi modelli pubblicitari, che rendono appunto manifesti, i desideri che ognuno puo’ provare.

Il cammino interminabile

pubblicato il 29 November 2005 alle 10:46

Se vuoi conoscere i tuoi pensieri di ieri osserva il tuo corpo oggi
Se vuoi sapere come sarai domani osserva i tuoi pensieri di oggi

Battiato

dato il giorno n,
corpo(n)=pensiero(n-1)

A.M. Boy