Mapplethorpe a Torino

pubblicato il 28 November 2005 alle 11:38

Ieri sono finalmente approdato a Torino, alla Promotrice delle Belle Arti per gustarmi una delle mostre più meritevoli dell’anno. Dico meritevole, ma non gli rendo onore, perchè davanti a questa esposizione si assiste a opere che sono molto più di belle fotografie, ma un’immersione in un’altra scultura. Un modo diverso di esprimere il dinamismo, la tridimensionalità del corpo e la capacità di esaltarlo ad oggetto di…”design”, mi viene da dire.
L’inquadratura di certe opere, gli sfondi, la ricerca nel disegno delle ombre “dietro” fan trascendere l’anatomia a opera d’arte, la fanno astrarre. Sinceramente trovo molto più erotismo nelle foto che ritraggono i fiori, in quanto allusione, non tanto nell’esplicito dei corpi nelle composizioni. Da qui l’avvicinamento al classico, alla scultura classica di certi scatti.
Ci sono ovviamente anche le belle fotografie, soprattutto i ritratti. Sinceramente entrare in una stanza e vederti uno scatto di Chatwin, vicino poi Philip Johnson su una poltrona di pelle nera, oppure Burroughs con una carabina che sembra un giocattolo alla spalla… beh ti fa dire… per ritrarre e interpretare nelle tue foto persone di questa potenza, devi essere IL fotografo. Ci sono pure le foto toste, hard. Ci sono gli autoritratti e lì davanti, chi va, capirà la duplicità che caratterizza
Mapplethorpe, contemporaneamente bell’uomo e bella donna. Poi c’è un fagiano che sembra un quadro fiammingo, una smith & wesson che fa fuoco e c’ho visto di tutto, una nave sospesa nel vuoto e infine, forse la mia preferita, il corpo
nudo di una bambina (Melia Marden) in una sospensione perfetta: un momento ripreso che per me ha sintetizzato il movimento e la stasi, come solo una statua puo’ fare. Invece è una foto. Un encomio al lavoro dei curatori, perchè a fianco delle foto sono appesi in parallelo opere di pittura e sono poste sculture al centro delle stanze.
Si parla delle Marylin di Warhol, schizzi di Michelangelo …
Melia Marden