Mogwai @Fucecchio

pubblicato il 27 June 2007 alle 16:55

Pensare ad un posto di nome “Fucecchio” (e conoscerlo da buon hinterland toscanaccio quale è) come cornice di un concerto dei Mogwai, risulta alquanto paradossale. Mi ritrovo in una depressione del terreno molto ampia ingombra di quella che pare essere un festa dell’unità paesana, con i banchetti fricchettoni. Il tempo di un saitan+birra+birra+birra, che passano i due gruppi spalla italiani e si riuniscono facce amiche.
Poi si parte, tutti assieme. Un respiro trattenuto mentre una musichetta introduttiva dal sapore primo novecento, canta “...porta un basciooone alla mia firenze” e introduce i musici sul palco. Parte una batteria di parvenza elettronica, suoni, arpeggi soft, parlati registrati: inizia l’ipnosi. Tutto d’un tratto scema, una pausa ed è il cuore a fermarsi: iniziano le note di Friends of the Night, che sinceramente m’aspettavo verso la fine. Son i tre minuti e mezzo d’arresto cardiaco più totali. Non me lo sento proprio più ed entro completamente preso di sprovvista nel vivo del concerto. Con capacità d’accumulazione e stratificazione di strumenti ed effetti, il pianoforte, solitario, funge da scaletta a pioli di corda, lanciata dai Mogwai per una discesa di sola andata senza ritorno nella musica. Una musica liberatoria, discreta, ordinata, accattivante e il contrario di tutto ciò. Perchè in certi tratti i suoni diventano agri, strazianti, saturi, ossessivi e disordinatamente potenti. Una violenza di onde elettriche che ricordano un concerto dei Sonic Youth: anche questa è l’ennesima sorpresa. Non me l’aspettavo davvero così.
Torna spesso la dolcezza, insieme con una sensazione di ipnosi rappacificante, come l’abbraccio di I know you are but what am I?, l’inizio di Ratts of the capital, che poi esplode maestosa e perentoria.
Una delle mie preferite, cantata bene e coinvolgente Travel is dangerous, mi fa pensare che viaggiare di questi tempi è sì pericoloso, ma piacevole farlo in compagnia di buona musica ...e la maggior parte delle volte c’è un abbraccio all’arrivo che tutto fa passare. Un saliscendi di emozioni che trovano il culmine nel bis con una Glasgow mega-snake tiratissima. Fa muovere corpi e teste oramai intorpiditi. Un risveglio rigenerante, prima dell’epilogo dal trionfante gusto elettro-distorcente. Un apocalisse di suoni, ondate su ondate di chitarre elettriche chiudono sua maestà We are no here. E’ un mare in tempesta di note, quello che ci troviamo ad affrontare. Infine gli strumenti sopra e contro gli amplificatori, ancora in loop, quando il gruppo lascia il palco definitivamente. Un concerto ben suonato e ben dosato dalla scaletta sempre eclettica. Grandi Mogwai.

La scaletta in ordine più o meno giusto…

Superheroes of BMX
Friend of the night
I know you are but what am I?
7:25
Travel is dangerous
New paths to Helicon pt. I
Ratts of the capital
Small children in the background
Kids will be skeleton
Ex-cowboy
Stop coming to my house

Glasgow mega-snake
Mogwai fear satan
We’re no here

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Sigur Ros a Firenze

pubblicato il 28 November 2005 alle 22:11

Partiamo dalle pecche:

1. la fretta con cui sono arrivato con l’acqua alla gola (porcoddue) e di conseguenza il posto che bene o male mi son trovato.

2. la stanchezza di giorni pesissimi, che poi alla fin fine, non è stata nemmeno una pecca, perchè mista al calore della sala in antitesi con il freddo polare esterno… m’ha fatto andare in catalessi e viaggiare sulle loro note

3. il posto. bello come discoteca o per altri tipi concerti, avrei visto i sigur in tutt’altro contesto. Magari in un bel bosco?

4. la gente. non se puo’ sopportare la gente che non sa stare a determinati tipi di concerti. Non si possono reggere quelli che urlano durante una pausa, che è uno stacco da brividi, che solo dei grandi musicisti si posson permettere. Vabbè poi c’è il discorso del concerto in sè che nessuno sta mai fermo, si DEVE commentare ogni singola cosa che succede…ma su quello passiamoci sopra…
son concerti, sennò sarebbero cd live.

per il resto, mi son piaciuti molto, per il coinvolgimento emotivo e per aver potuto sentir la voce dal vivo. Il potere evocativo di questo gruppo e lo spessore scenico e musicale sono indiscutibili. Oggettivamente. Ci son stati due o tre momenti in cui il pubblico era veramente “congelato”... o “sospeso” per rendere l’idea… momenti che levano le parole.
Senza tirar fuori frasi del tipo “uno dei migliori gruppi di questi anni”, basta sentirli per convincersi che sono ottimi musicisti. Probabilmente hanno molto da dire in campo sperimentale, cosa che esce poco fuori da questo tour. I pezzi erano quelli più accattivanti e l’affluenza era da gruppo di grido, se mi riesco a spiegare… quella sensazione che provi quando vedi decuplicare i seguaci di una formazione, perchè stan vendendo o si stan facendo conoscere maggiormente.
Un po’ come quando esce un Tabula Rasa Elettrificata, per fare un esempio ed intenderci.

Il finale, è stato incommentabile… siamo passati dalle campanelle dell’infanzia, dagli xilofoni giocosi, alla totale saturazione elettrica e poi sgrattuggiate di archi, in un crescendo da orgasmo.

Completamente soddisfatto.

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